Comunità Europea di Difesa 2016

Anche grazie all’unificazione strategica, dottrinaria e logistica e la totale interoperabilità logistica e degli armamenti garantite dalla NATO, è stato facile trovare il parziale elenco delle già esistenti realtà militari europee operative UE (http://www.lastampa.it/2016/08/20/esteri/battaglioni-comuni-per-difendere-leuropa-SuLzo4xlQZLUvIliuz2LwJ/pagina.html)
Nei commenti per il vertice trinazionale dello scorso 16 agosto nelle acque di Ventotene non sono mancati quelli relativi al rilancio della Difesa Europea Unificata, comprese rievocazioni dell’occasione perduta della Comunità Europea di Difesa (CED).
In margine a questo vertice vi sono state delle esplicite prese di posizione dei leader presenti al summit e che rappresentavano 3 dei 4 Paesi militarmente più importanti (il 4° è la Polonia, con la Germania sorprendente fanalino di coda) dell’Europa Continentale (l’Inghilterra esclusa per il Brexit) tra cui l’ormai unica  potenza nucleare della UE, la Francia e (su ammissione della stampa specializzata francese) l’Italia leader nelle Forze convenzionali e la Germania soprendente fanalino di coda) (http://www.corriere.it/politica/16_agosto_22/ventotene-al-via-vertice-renzi-merkel-hoollande-capodichino-b8d1e9de-6875-11e6-b1b2-f8e89a7ffdaf.shtml)
Infatti, dopo che Renzi aveva dichiarato «Desideriamo che vi sia maggior coordinamento a livello della difesa, ma non c’è solo la difesa, anche lo sviluppo è necessario per la nostra sicurezza» ed il Presidente Francese Hollande ha esplicitamente appoggiato le posizioni del premier italiano dichiarando che necessitano «Più mezzi per la difesa comune»

La questione è riemersa nella riunione dei vertici dei Paesi EuMed di Atene dell’8 settembre a cui, nonostante le sarcastiche battute, già surreali perché esponente d’un governo di grosse koalition, del ministro tedesco delle finanze non erano presenti solo leader socialisti in quanto per il centrodestra era rappresentato non c’era solo il Presidente cipriota Nicos Anastasiades, ma il premier spagnolo Mariano Rajoy (impegnato nella costituzione del nuovo governo) era rappresentato dal vice ministro per gli Affari Ue Fernando Eguidazu

Nonostante i tentativi il dibattito sulla Difesa Europea è ormai ripartito.   I reiteratamente antistorici tentativi d’impedire l’unificazione politica dell’Europa sono chiaramente ispirati dai diplomatici che vedono avvicinarsi la fine di 27 inutili diplomazie, degli eurocrati che rischiano una severe selezione professionale e di politici nazionali che rischiano la scomparsa: come segnalato da anni l’esempio più noto di questi è la Merkel.

Tanto più che chi scrive vi fu cio come espertodi  problemi difensivi dell’UE, quindi opportuno rielaborare nell’ottica di questi avvenimenti un documento apparso (sotto forma di comunicato stampa elettorale dell’allora Eurodeputato Oreste Rossi) nell’aprile 2014 e che, riletto oggi, ora assume connotati profetici.

Anche se allora inserito brevemente nel testo, è opportuno iniziare denunciando la corporativistica azione di censura portata avanti dalle ormai agonizzanti e sempre più autoreferenziali 27 (+ il britanno Foreign Office) nomenklature diplomatiche che allora Oreste Rossi così indicava (a fronte degli investimenti per la Difesa) denunciandone le costose e dilapidatorie spese “Di spesa si deve parlare, invece, delle attuali 28+1 (uno per Stato + Ue) diplomazie che «a spanne» costano oltre 60 miliardi di euro. Unificandole nell’eurodiplomazia questa finirebbe per costare circa 6 miliardi di euro: si risparmierebbero più di 50 miliardi di “.   Per spirito di precisione, registrando la smentita di quasi tutti in diplomatici europei (fanno eccezione quelli di PESC) questi dati sulle folli spese “a perdere” a favore del solo mantenimento dei carrozzoni diplomatici nazinali erano già stati denunciati dal think tank statunitense RAND Corporation col documento EP50350 del 2013.

Inoltre la credibilità dei dati dell’Europarlamento è confermata anche solo facendo la sommatoria delle spese ufficiali riportate nelle schede di Wikipedia dei singoli Ministeri Esteri dei Paesi UE: dato che tale somma è già maggiore di € 10 miliardi aggiungendo a questi i milardi di euro destinati a “cooperazione ed aiuti internazionali” il totale di oltre 60 miliardi di euro fornito nel 2014 da fonti dell’Europarlamento per appare realistico.

Lo studio di Oreste Rossi iniziava il suo studio (ripetiamo divulgato come comunicato stampa elettorale) segnalando che la volontà dell’opinione pubblica europea era decisamente a favore dell’unificazione politica e, quindi militari dell’Europa.

Ciò vuole dire che il passaggio dell’UE da “confederazione inconsapevole” allo stato di federalizzazione consapevole era accettato e, soprattutto, nonostante la crisi e le minoranze rumorose contrarie lo è ancora oggi.   Paradossalmente la brexit finirà per dimostrare che il sacrificare 27 diplomazie nazionali ed altrettante nomenklature politiche nazionali è una cosa di cui ci si farà facilmente una ragione.

In dettaglio lo studio dell’aprile 2014 riportava che “Come confermato da Eurobarometro, resta a favore dell’esercito unico UE (che molti di loro vedono come indicatore del passaggio dell’UE da confederazione economica a Federazione formalizzata) la stragrande maggioranza dei cittadini Europei, lo sono anche i Militari di Professione dei Paesi UE.”   Non veniva precisato che il favore dei Militari dell’UE è anche legato al fatto che non solo in realtà (nonostante la disinformazione portata avanti dai circoli diplomatici e che ha pesantemente intossicato il giornalismo europeo) le Forze Armate Europee esistono ed operano già come “Pilastro Europeo” dell’Alleanza Atlantica

Rossi precisava anche che “La presenza di 28 strutture difensive interforze, in Europa, comporta costi ingenti e superflui, poiché direttamente connessi alla presenza di identiche strutture, comandi e armamenti per ogni singolo Stato e che l’influenza storica della NATO e la creazione di Comandi multinazionali come l’EUROCORPO hanno trasformato in pletorici e costosi doppioni“.  L’allora Eurodeputato nel Ppe, Oreste Rossi, tornava sulla necessità di un esercito unico continentale per abbattere i costi che comportano delle duplicazioni imposte dai politici e diplomatici nazionali alle Forze Armate dei vari Paesi europei   “È ovviodichiarava Rossi- che già la sola unificazione di 28 Organizzazioni in un unico Stato Maggiore della Difesa Europeo (a cui aggiungere quelli di 28 Eserciti, 25 Marine, 28 Aviazioni ed, almeno, 3 Guardie Nazionali/Difesa Operativa del Territorio) comporterebbe consistenti risparmi e riallocazioni delle risorse“.

A sostegno della tesi di Oreste Rossi, fu citato esplicitamente chi scrive in quanto  non solo articolista di Difesa dal 1970 e con una carriera militare alle spalle, ma anche autore della proposta di riforma strategica dell’Alleanza Atlantica nota come NATO A 4 GRANDI, e tra l’altro, dichiarai: “La cosa tragicomica è che le Forze Armate (alias “esercito”) Unificate Europee (FAUE) esistono già, grazie alla NATO (con interoperabilità addestrativa, operativa e logistica al 100% e più del 70% negli equipaggiamenti) solo che il riconoscerlo darebbe sì il «chiaro riferimento politico», di cui parla Mario Draghi alla BCE e alle FAUE, ma implicherebbe resettare le classi politiche e la diplomazia di tutta l’UE“.

Per la Difesa -proseguii- è corretto non parlare di spese, ma d’investimenti per di più pregiati, perché la sua oculata gestione garantisce lo strumento più economico e controllabile per l’update tecnologico federale, quindi il rinascimento tecnologico di cui l’Ue ha bisogno per uscire dalla crisi.”

Tra l’altro, basta una semplice tabella per dimostrare come, a parità di spese, l’unificazione militare dei paesi UE e la messa in operatività delle FAUE darebbe al mondo una potenza equilibrante dello scenario strategico globale“.  Potenza superiore anche alla Cina e con Giappone e Russia molto distanziate

 

Confronto budget Difesa UE/principali Stati mondiali 2011
Stato/complesso Dati IISS in US$bn Dati EDA in US$bn
Gran Bretagna 62.7  
Francia (senza Gendarmeria) 58.8  
Germania 42.2  
Italia (senza Carabinieri) 19.7  
UE (EDA)   268.7
USA 739.3 700.2
Cina 89.8  
Giappone 58.4  
Russia 52.7  
Arabia Saudita 46.2  
India 37.3  
Brasile 36.6  

 

 

Nello studio qui rilanciato aggiunsi la facile constatazione che “Con un Governo Federale Europeo e FAUE operative non solo non ci sarebbero le guerre civili in Libia e Siria e l’aggressione russa all’Ucraina, ma in Medio Oriente la pace sarebbe stata già raggiunta

Citando poi uno studio del Centro Studi statunitense STRATFOR intitolato Divided States of Europe (tradotto dal WEBquotidiano L’Occidentale anche in italiano http://www.loccidentale.it/tag/the+divided+states+of+europe) rincarai precisando che “In Divided States of Europe Marko Papic ha scritto «I problemi sociali, economici e di difesa nei nascenti USA erano troppo grandi per poter essere affrontati da un singolo stato e da un Congresso privo di poteri.  Niente illustra meglio una tale realtà quanto la rivolta che nel 1787 divampò nel Massachusetts occidentale la “Ribellione di Shays” (Shay’s Rebellion, così chiamata da Daniel Shays, l’uomo che capeggiò la rivolta) fu, in principio, una crisi economica.» questa ribellione ed altri fattori «persuasero anche gli Stati affezionati all’idea della propria indipendenza che una “più perfetta unione” era necessaria.  Fu così che si formarono gli Stati Uniti d’America che conosciamo» e l’aggressione russa all’Ucraina potrebbe rivelarsi il «fattore Shays» per il passaggio dell’Europa dall’inconsapevole «confederazione economica UE» a quell’«Europa diversa», cioé Unita che, come ribadito da Eurobaromentro, la stragrande maggioranza dei Cittadini Europei continua a chiedere ai propri politici” .

Fui citato infine per aver osservato che “Berlusconi, intervistato da Lucia Annunziata per RAI3 nell’aprile 2014 (questa, sorprendentemente, non polemica verso il leader del Centro Destra italiano), s’é pronunciato a favore dell’Esercito Europeo ed ha, tra gli altri impegni con gli elettori per le elezioni dell’Europarlamento ha promesso che Forza Italia sarebbe stata tra i promotori del raggiungimento entro l’attuale legislatura dell’unificazione difensiva dell’UE”

Quasi contemporaneamente, al fondatore di Forza Italia, anche l’allora Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen dopo aver ricordato che in quegli stessi giorni «molti membri orientali della NATO si preoccupano della loro stessa sicurezza» per l’«intenzione russa di destabilizzare l’Ucraina»   Sottolineai che i Paesi citati da Rasmussen non solo sono quasi tutti anche membri UE ed a poche ore di treno da Roma e sottolineai che «L’Europa deve difendersi» e che «Non é questione di quanto spendere, ma come»” ed infine che “é doveroso evidenziare come il riconoscimento de facto che le FAUE esistono già permetterebbe di diffidare le minacce di profanazione dei Cimiteri Militari di El Alamein ove riposano insieme ex nemici Italiani, Inglesi, Francesi e Tedeschi, caduti d’Eserciti che finiranno per confluire nelle FAUE

 

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